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del 17 settembre 2002

di Giuseppe DI VITTORIO

 

 

DERIVATI SU AZIONI

Per i trader sono strumenti poco convenienti...


Critiche e diffidenza riassumono in due parole il pensiero dei trader privati sugli stock future. «La mia esperienza con i derivati sulle azioni è stata sconfortante», ha esordito infatti Fabrizio Corrias. «Circa un mese fa mi sono avvicinato a questi strumenti, negoziando però quelli quotati sulla piazza di Londra e ottenendo nei primi tre giorni di contrattazione ottimi guadagni. Ho tradato in particolare un derivato su Eni e poi, attratto dai guadagni, mi sono spinto nelle giornate successive su Generali: il mercato si è mosso però in direzione a me avversa e i market maker mi hanno costretto a un’uscita eccessivamente onerosa, molto scorretta da un punto di vista etico». Da allora la repulsione di Corrias per lo strumento è rimasta molto forte, nonostante abbia preso in esame anche alcune operazioni sul mercato italiano e sui contratti derivati scambiati sull’Idem. «I calcoli mi hanno portato in questo caso a perdere fin dalle prime battute l’interesse per l’ingresso sul mercato», ha ribadito il trader. «Considerato infatti lo spread denaro e lettera e il pagamento delle commissioni, i titoli avrebbero dovuto muoversi con un’oscillazione giornaliera almeno dell’1,5-2%, chiaramente troppo alta per giustificare l’apertura di una posizione intraday. Difficilmente quindi questi strumenti riusciranno ad attrarre gli speculatori di brevissimo termine».

Ma non è tutto. «La negoziazione dei derivati sulle azioni comporta rischi troppo elevati», ha aggiunto Stefano Fanton, trader di Scalping school. «Rispetto al future sull’indice l’investitore deve infatti tener conto anche del cosiddetto rischio specifico, cioè di notizie che possono condizionare l’andamento del titolo ribaltando le ipotesi fatte all’apertura delle posizione». Esempi recenti in questo senso ce ne sono tantissimi, dal caso Enron a quello di Vivendi. «Un grosso problema se si considera che il vero obiettivo di un buon trader», ha continuato Fanton, «non è tanto di massimizzare i profitti quanto di minimizzare i rischi. Per questa stessa ragione non ci siamo mai avvicinati insieme a tutto il gruppo che frequenta la nostra trading room a un qualsiasi strumento prima che sia stato ben rodato e digerito dal mercato».

 

 

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